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Bunker Chapel

Francesca Sganzerla        
01/06-21/11/2007   
Parco   

Thetis SpA, in collaborazione con la Galleria Michela Rizzo e con il Patrocino del Comune di Venezia nei giardini dello Spazio Thetis, all'Arsenale Novissimo di Venezia, il 1 giugno 2007, alle ore 18:00, inaugura l'installazione permanente bunker/chapel dell'artista Francesca Sganzerla, realizzata in collaborazione con la Galleria Michela Rizzo e con il patrocino del Comune di Venezia.

L'opera, sita tra imponenti sculture ed installazioni di grandi maestri e giovani artisti contemporanei, trasforma una costruzione già esistente - un massiccio bunker che risale al tempo della seconda guerra mondiale - in una preziosa bunker/chapel.
Come in una apparizione improvvisa, complice anche la vegetazione che si fa spazio tra i manufatti, il visitatore si trova immerso in un'atmosfera di mistero e d'incanto. L'antica struttura della ''casamatta'' (una casa rinforzata atta a difendere un impianto industriale strategico) rispetta il tipico cilindro interrato per la metà della sua altezza e sormontato da una cupola a punta, volutamente lasciato inalterato. La meraviglia si svela attraversando l'angusto corridoio d'entrata, scendendo i gradini, dentro il piccolo edificio circolare che ora sembra un luogo di meditazione, o di preghiera, a suggerire un diverso ordine della storia. Dall'ingresso dipinto di bianco, che cerca e riflette il chiarore atmosferico, si accede ad un ambiente rischiarato dalla luce della cupola lavorata in foglia d'oro.
Mentre le pareti, assecondando un movimento centrifugo, sono state trattate con strati di acrilico (bianco, giallo ocra, rosa e grigio verde per sporcare) e graffiate in maniera minima, aggiungendo e mettendo in rilievo le imperfezioni e i segni che già esistevano nel muro. Un candeliere in ferro battuto (proveniente dalla chiesa di S. Polo e donato per intercessione della Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari) è l'unico oggetto che richiama la presenza umana, con un tacito invito all'offerta e alla partecipazione. Esteticamente questo è un elemento forte, poichè assorbe la luce, e impedisce la vertigine dello sguardo ribadendo il ritmo verticale delle strette feritoie che dialogano con l'esterno.
In una ricerca condotta dall'architetto, urbanista e filosofo Paul Virilio su queste costruzioni rinforzate erette durante la II guerra mondiale (Bunker Arche'ologie, 1975), già si poneva l'accento sul loro potere di suggestionare come moderni monoliti, ''piccoli templi senza religione''.